Kenya News
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UN FILM DOCUMENTARIO SUI RAGAZZI DI STRADA DI NAIROBI
Il titolo è "Il sogno di Peter", ed è un toccante e reale film
documentario prodotto da Amref e girato dal regista emergente Enrico
Cerasuolo a Nairobi, nel giro di due anni. Racconta la storia dei
ragazzi di strada degli "slum", le bidonville della periferia di
Nairobi, capitale keniota dalle grandi ricchezze e da altrettanto
immani miserie, specchio dell'Africa odierna. A raccontare questo
film, appena uscito in Italia, è lo stesso Cerasuolo.
Nel maggio del 2005 AMREF mi ha invitato a Nairobi per documentare
un progetto di video partecipativo chiamato African Spelling Book,
l'abbecedario africano. Nel corso di due mesi un gruppo di ragazzi e
ragazze degli slum - coordinati da Angelo Loy e Giulio Cederna -
hanno avuto l'opportunità di scrivere delle storie, filmarle e farle
diventare venti piccoli film.
Da Torino siamo partiti in tre: io come regista e operatore, Fabio
Coggiola come fonico e Fabio Colazzo come assistente e secondo
operatore. L'impatto con la realtà urbana di una megalopoli africana
è violento: la gente si stringe nelle sterminate baraccopoli dove
mancano acqua e spazio. All'ultimo posto nella scala sociale degli
slum ci sono i ragazzi di strada. Sono tantissimi, vivono in branco
per farsi coraggio, dormono in quelle che chiamano basi, vale a dire
qualsiasi luogo che offra un minimo riparo. Vivono di woi, vale a
dire raccolgono nella spazzatura plastica, metallo, che rivendono a
peso. Coi pochi soldi che fanno mangiano e si comprano la colla. La
sniffano tutto il giorno, con bottigliette appese al labbro. La colla
li aiuta a sopportare e dimenticare. Poche ragazze vivono sulla
strada, è troppo pericoloso, le loro sofferenze sono nascoste nelle
baracche. Uscire da questa situazione non è facile, serve una
possibilità. L'African Spelling Book è stata una possibilità per
sessanta di loro. A cosa serve imparare a raccontare per degli
adolescenti sottoposti fin da piccoli alla violenza in tutte le sue
forme? Gli serve per ritrovare fiducia in sè stessi, per sentire di
non essere la spazzatura che raccolgono per vivere, ma persone cui è
permesso sognare anche solo una vita normale.Fin dal primo giorno in
Kenya ho cercato di capire come raccontare questa esperienza. Ho
scelto Peter, il più piccolo e uno dei più problematici del gruppo.
Ma, ripensandoci, è Peter che ha deciso di farsi scegliere, perchè ha
bisogno di attenzioni e ha capito subito che essere protagonista di un
documentario avrebbe potuto aiutarlo. La comunicazione per non era
facile, non solo per la lingua ma anche per la distanza tra le nostre
culture. Allora ho scelto un tramite, Samuel, l'assistente sociale che
ha trovato Peter sulla strada e gli ha proposto di partecipare al
progetto. Attraverso Samuel ho capito come e perchè funziona l'azione
di AMREF negli slum: quelli che cercano di aiutare i ragazzi ad uscire
dalla strada sono stati anche loro da piccoli ragazzi di strada. E'
l'unico modo per capirsi e anche la prova per i più giovani che ce la
si pu fare. Con Samuel abbiamo piano piano scoperto parti della storia
di Peter e dei suoi due anni e mezzo sulla strada, ma soprattutto col
tempo si è chiarito il suo sogno: tornare a scuola. Come dice Samuel,
andare a scuola dovrebbe essere una cosa normale, per i ragazzi di
Nairobi invece è una conquista.
Nel film racconto il percorso del cambiamento di un tredicenne
vecchio per esperienze e bambino per emotività, racconto i due mesi
che ho passato con lui e con gli altri, senza illudermi di averlo
capito n di avergli cambiato la vita. Peter sa cambiarsela da solo,
basta che qualcuno gliene offra la possibilità.
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TSAVO: IL CALDO PORTA PIU' ANIMALI LUNGO IL FIUME
La stagione turistica a Malindi e Watamu è ancora alta, con la
presenza di moltissimi turisti negli hotel e nei resort, di
conseguenza i safari nel parco nazionale dello Tsavo attraggono
ancora migliaia di persone. Tutti entusiasti al loro ritorno dalle
escursioni in savana. Infatti febbraio è un periodo ideale per
ammirare la vita degli animali selvaggi nel loro habitat naturale. La
temperatura si alza ma ancora non è così inclemente da far scappare
branchi e famiglie dei "big five", gli animali più ambiti da
fotografi e vacanzieri a caccia di visioni indimenticabili. Anzi, in
questo periodo è più facile trovare felini ed elefanti a ridosso del
corso del fiume Galana, lungo il quale si snoda la pista principale
seguita da pulmini e fuoristrada che attraversano lo Tsavo Est. Lungo
il fiume si vedono animali in abbeveraggio, e spesso sotto l'ombra
delle palme "piangenti" vicino alla riva del fiume, i leoni si
rilassano e attendono il ritorno delle consorti dalla caccia. Meno
facile, almeno di giorno, vedere gli ippopotami, che più fa caldo e
più restano immersi nel fiume, che comunque in questi giorni è
ovunque abbastanza basso. Si vedono coccodrilli e tante zebre,
mandrie di bufali e branchi di elefanti. Se a questo aggiungete i
colori della Savana, i giochi di nuvole all'orizzonte e la pace che
regna in un luogo che sembra appartenere a un altro pianeta, il sogno
è a portata di mano. Il Kenya è sempre un gran bell'incantesimo.
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DAL KENYA IL SOFTWARE CHE PUO' SALVARE IL MONDO
Se gli abitanti di Washington DC travolti dallo Snowmaggedon vogliono
sapere quali strade bisogna evitare per non restare impantanati devono
ringraziare dei programmatori e dei citizen journalists kenyoti.
Sempre loro sono gli inventori del sistema che dopo il terremoto ad
Haiti veniva utilizzato dagli operatori umanitari per visualizzare in
tempo reale i luoghi di maggiore emergenza. Di quello attraverso il
quale si potevano denunciare i brogli elettorali alle elezioni
federali messicane, o verificare i risultati del voto indiano. Di
quello che forniva informazioni e notizie durante la cruenta
invasione israeliana della Striscia di Gaza. Di quello che si sta
sperimentando all'Università Orientale di Napoli per denunciare i
roghi clandestini di immondizia.
A Nairobi è nata Ushahidi, una piattaforma digitale universale che
serve a monitorare ed aggregare le informazioni in situazioni di
crisi. Ushahidi - che in swahili significa testimone - tecnicamente è
una piattaforma software di geolocalizzazione via Web scritta in
codice open source. Dunque disponibile per chiunque la voglia
utilizzare e modificare per le esigenze più diverse. E' stata
realizzata per la prima volta in Kenya all'inizio del 2008, nel
momento più terribile degli scontri etnico-politici che hanno
insanguinato il Paese est-africano dopo le contestatissime elezioni
del dicembre 2007. Si era sull'orlo della guerra civile, con bande
scatenate di assassini che attaccavano persone colpevoli di essere
dell'etnia sbagliata nel posto sbagliato. In quei giorni era stata
sospesa la programmazione radio e tv e chiusi i giornali, e Ushahidi
- messo in piedi in pochissimi giorni da un collettivo di
giornalisti-cittadini, informatici, bloggers a cavallo tra Africa,
Usa ed Europa - divent uno dei pochissimi modi per sapere cosa stava
veramente succedendo in giro. Il sistema è semplice e geniale, perch
sfrutta gli onnipresenti telefoni cellulari 3G, diffusissimi in Kenya
anche tra le persone più povere.
Chiunque volesse segnalare un pericolo o un'informazione - ad
esempio chi avesse visto un gruppo di tagliagole fermo a un
check-point, pronto a uccidere, rubare e stuprare - poteva mandare un
sms, o una foto, o un video fatto col telefonino al numero di
Ushahidi. Che immediatamente compariva sulla mappa (fornita da
GoogleMaps) visibile sul sito ushahidi.com. Un servizio
(letteralmente) vitale, che soltanto nei primi tre giorni fu
utilizzato da 250.000 persone. Un sistema tanto semplice ed
efficiente di informazione partecipata da poter essere utilizzato in
moltissime altre situazioni, ci racconta Erik Hersman, un americano
di 34 anni che vive tra Nairobi e gli States. Erik è una delle anime
di Ushahidi, insieme con Ory Okolloh, avvocatessa e attivista
sudafricana laureata a Stanford.
Del collettivo di Ushahidi fanno parte - tutti volontari, attivi più
o meno saltuariamente - programmatori, informatici, bloggers,
operatori umanitari. Moltissimi sono africani, come Kennedy Kasina,
kenyota, o Henry Addo, che vive nel natio Ghana, ad Accra. La
piattaforma pu funzionare benissimo per situazioni di crisi politica
o umanitaria, che come spiega Erik è la sua funzione originaria, e la
sua forza si basa proprio sulla partecipazione allo stesso tempo
individuale e di massa da parte dei singoli utenti, che possono
comunicare le informazioni attraverso cellulari, messaggi di posta
elettronica, siti, twitter, e così via. I report degli utenti, ove
possibile, vengono verificati, e come tali indicati. Ma il software
di Ushahidi è perfettamente adattabile a infiniti altri utilizzi
creativi, sempre gratuitamente. Ad esempio, per mappare la scena
culturale (vivacissima, dalla videoarte alle performance di strada
alle cantine dove prospera la variante nairobita della musica
hip-hop) della capitale del Kenya. Questo adattamento (il progetto
urbanmirror.org) l'ha inventato Vincenzo Cavallo, un napoletano
dall'ingegno acutissimo, innamorato dell'Africa che vive e lavora da
anni in questa città vibrante di vita e gioventù. Non siamo una
struttura profit, non siamo no-profit, non siamo una Ong, dice Erik
Hersman. Grazie ad alcuni finanziamenti da parte di enti e fondazioni
Ushahidi è per riuscito a crescere e svilupparsi. E ha deciso di
restituire alla città e alla comunità. Inventando l'iHub.
Il posto è un gigantesco e luminosissimo loft, potremmo essere a
Berlino o a Seattle. Invece siamo al quarto piano del Bishop Magua
Centre sulla Ngong Road a poca distanza dal centro, nonostante il
traffico allucinante che paralizza le strade di Nairobi. Qui sta
sorgendo una cosa che forse sorprenderà chi pensa che l'Africa sia
soltanto un continente simbolo di miseria e disperazione, e non anche
una terra in cui l'80% della popolazione ha meno di 20 anni, gente
ricca di idee di fantasia di creatività di voglia di esserci. Grazie
al lavoro infaticabile di un gruppo multietnico di giovani
programmatori e operatori culturali costruito intorno a Ushahidi sta
per nascere l'iHub, il centro per l'innovazione che accoglierà la
comunità interessata alle nuove tecnologie informatiche della
capitale del Kenya. Si parte il 3 marzo, con una grandissima festa:
poi vi si potrà lavorare, tutto gratis, sfruttando la potente
connessione internet disponibile a tutti.
L'Hub diventerà un potente magnete di innovazione e di idee. Un
motore per una città animata da una scena musicale e culturale da
fare invidia alle nostre stanche, opulente, vuote metropoli. Il Kenya
è indipendente dall'Impero britannico dal 1963. In un territorio di
580 mila km quadrati abitano 39 milioni di persone di diverse etnie,
di cui il 70% ha meno di 30 anni. L'80% della popolazione è cristiana
(cattolici o protestanti). L'economia è basata prevalentemente
sull'agricoltura.
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I nostri suggerimenti
Governors Il Moran Camp
Masai Mara
Il campeggio per coloro che vogliono quel tocco di lusso extra.
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cuore del Masai Mara Game Reserve, con la natura selvaggia diritto a
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Descrizione Struttura:
Situato ai bordi del centro storico della vecchia Lamu, è un'oasi di
relax in un'ambiente d'altri tempi: stretti vicoli, antiche case,
splendidi balconi in legno e piccole botteghe di artigiani.
Due antiche case "Umma" e Samaki" completamente ristrutturate dove
sono stati mantenuti l'atmosfera e l'ambiente swahili offrendo tutti
i comfort a chi ama vivere un'esperienza meravigliosa nel centro
storico della città. Tutte le camere sono diverse una dall'altra,
uniche nel loro genere e con molta privicy, munite di servizi
privati, ventilatore a pala e veranda privata dalla quali si hanno
scorci sul centro storico della città, sulla gente e sul mare.
DURATA: 3 ore
LOCALITÀ: Mombasa
GIORNO DI PARTENZA: giovedì
LUOGO DI PARTENZA: dai principali alberghi della costa
MEZZO DI TRASPORTO: minibus
ITINERARIO: Città cosmopolita ed importante porto commerciale. Si
visiterà la pittoresca città vecchia con architettura di forte
influenza araba, il Forte Jesus [1] che domina il porto e ospita il
Museo Nazionale, il mercato dell'artigianato e il bazar.
Links:
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[1]
http://www.kenyatravel.it/index.php?lang=it&area=5&menuid=40
Per informazioni e prenotazioni, rivolgersi al numero di Booking 199.39.11.11
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